e un giorno, senza premeditazione, ritrovi delle tue impronte. (un bookmark, rispuntato per caso).
per miracolo ti ricordi anche quale fosse la chiave per rientrare in questa casetta diroccata in cui sono rimasti appesi tutti i foglietti scritti anni fa.
un posto che prima aveva un’architettura (due o tre mutazioni fa) e una faccia diversa. un posto in cui un tempo c’era movimento di parole, amici, risate. e prima ancora di smanettare tra i foglietti (smanetterò?), capirci qualcosa di quel che è cresciuto attorno alla casetta (palazzi, erbacce…), sorridi.
ah. già. da quanto tempo non pensavo a commuter. come mi chiamerei oggi? no. non sono su facebook. ma voi sicuramente sarete finiti tutti lì. o migrati chissà dove.
‘eran belli i nostri giorni’.
ricordate le hostess bonazze con capigliature da film di James Bond?
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(commuter è latitante, ma non vi ha dimenticat*).
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farà brutto tempo. lo dicono tutti. ma possiamo disegnare il sole con due mani, coi raggi laterali come ha fatto macagiala. appena metti la bocca che ride e gli occhi fa già caldo.
con la primavera una si cimentava nelle esplorazioni gustative. si inoltrava alla ricerca e all’assaggio di ingredienti misteriosi. riprovava i cibi abbandonati nella speranza di resuscitarli. l’altra la guardava masticare con la faccia a punto interrogativo. a volte superava la diffidenza per il tempo di un boccone. ma subito sputava e si ritrincerava, trovando nomi che restavano.
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e poi vedi una foto di maca giala all’asilo. compito, col grembiule e altissimo. e senti il rumore di sottofondo, rivedi i grembiulini blu, i bambini spettinati con le dita nel naso o le candele, scarpe slacciate i banchetti bisunti riuniti a isola. e ti tornano alla memoria i tanti momenti di noia e solitudine prima di conoscere nuovi amici e trovare un gioco da fare. le seggioline traballanti, le sedute imperfette, le frasi insignificanti e crude delle conversazioni all’asilo, la fatica immensa e gli alti e bassi dell’imparare a stare con gli altri.
e maca giala tutto questo l’ha appena iniziato
ti bussano alla porta. aprite polizia. hanno appena aggredito qualcuno nella vostra via. avete visto niente? no. alle tre dormivamo. ok. arrivederci e grazie.
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Como nel comò
Una volta un accento
per distrazione cascò
sulla città di Como
mutandola in comò.
Figuratevi i cittadini
comaschi, poveretti:
detto e fatto si trovarono
rinchiusi nei cassetti.
Per fortuna uno scolaro
rilesse il componimento
e liberò i prigionieri
cancellando l’accento.
Ora ai giardini pubblici
han dedicato un busto
"A colui che sa mettere
gli accenti al posto giusto".
Tratto da:
Gianni Rodari, Filastrocche in cielo e in terra, Einaudi Ragazzi, 1972.
alle nove meno cinque si faceva sorpassare. camminava lento e rasomuro per non staccare gli occhi dalle pagine del libro sottile.
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